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Acque alte.


Grande mareggiata a Viareggio.


Gli eventi alluvionali che in questi giorni hanno provocato danni e vittime all'interno della Toscana e le imponenti mareggiate che hanno colpito la costa, rappresentano un segnale evidente del cambiamento climatico in corso. La forza del vento e le piogge massicce dei temporali autorigeneranti, sono infatti una caratteristica dei cicloni che raccolgono la grande quantità di energia termica che, con l'aumento costante delle temperature, si accumula nei bassi strati dell'atmosfera, sopra l'oceano Atlantico e sul Mediterraneo. Questi fenomeni atmosferici, sempre più frequenti ed intensi, ad altre latidudini sono fra le principali cause delle "king tides", ovvero delle maree giganti che sommate all'aumento del livello del mare, si sono rivelate altamente distruttive, costringendo alcune comunità a lasciare la costa o addirittura ad abbandonare le loro isole.

Gli scenari globali per il prossimo futuro sono purtroppo negativi.

I mari del mondo che fino ad oggi hanno assorbito oltre il 90% del calore causato dall'aumento dei gas climalteranti, subiscono un innalzamento medio di 3,2 cm all'anno (che significa molto) e si espandono termicamente, ovvero occupano più spazio. Un fenomeno chimico-fisico di rilievo, a cui si aggiungono lo scioglimento dei ghiacciai e la perdita di massa della calotte clagiali.

Quando i livelli del mare salgono alla velocità mostrata negli ultimi anni, anche un piccolo aumento può avere effetti devastanti sugli habitat costieri: erosione distruttiva, contaminazione di falde acquifere, terreni agricoli inutilizzabili per via della salsedine, perdita di habitat per pesci, uccelli e piante.

Oggi, l’innalzamento del livello del mare coincide con uragani e tifoni più pericolosi, che si spostano più lentamente e rilasciano più pioggia in poco tempo, contribuendo a generare violente mareggiate.

Le progressive inondazioni nelle zone di costa bassa costringeranno milioni di persone a migrare, perché più vulnerabili al rischio di alluvioni. La prospettiva dell’innalzamento delle acque costiere minaccia comunque tutti i servizi di base e gran parte delle infrastrutture, comprese quelle per le comunicazioni .

Sono molti gli studi che indicano come le coste sabbiose saranno progressivamente sommerse anche in Italia e come le acque marine risaliranno i canali e i fiumi. Di fronte a quanto sta avvenendo sotto ai nostri occhi, sono molto sconfortato per due motivi. Il primo, riguarda la pressochè assoluta indifferenza dei decisori politici che tutto fanno tranne che affrontare questo tema, il numero uno, quello che dovrebbe stare in testa ad ogni azione governativa e ad ogni scelta delle amministrazioni locali. Il secondo, è la superficialità, o peggio il negazionismo, che emerge tra i cittadini, che in larga parte non intendono farsi carico delle proprie responsabilità nei confronti delle nuove generazioni (e più in generale del sistema vivente), né agire presso coloro che hanno delegato a rappresentarli, per spingerli a lavorare nell'interesse comune. Sono poche e purtroppo scarsamente influenti a livello globale, le realtà che hanno la consapevolezza della partita in gioco e che si muovono in direzione di una riconciliazione con il territorio naturale, che perseguono la decarbonizzazione e la decrescita dell'economia, un processo indispensabile (ma impronunciabile) se si vuole davvero contenere il peso dei nostri impatti.

Esistono dei limiti planetari che non dobbiamo superare e che invece non consideriamo. Limiti fondamentali che servono a tutelare la vita e che rappresentano un'argine (in senso concreto) alla devastante marea montante rappresentata dalla pressione umana sui sistemi ecologici, avendo chiaro che l'impatto ambientale di un cittadino medio europeo (in termini di uso delle risorse, emissioni, ecc.,) è notevolmente superiore a quello di uno africano e che i ricchi (ovunque si trovino), hanno un peso smodatamente insostenibile.


Tra le fonti: https://www.nationalgeographic.it/ambiente/il-livello-del-mare-aumenta-che-cosa-succedera-nei-prossimi-30-anni

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