Alternativa ecologista ?


di Max Strata


Fioriscono in Italia assemblee virtuali e non che si pongono l'obiettivo di creare una nuova formazione "ecologista" che possa partecipare alle elezioni municipali, regionali e nazionali. La lezione dei "verdi" evidentemente non è bastata: che senso ha ripercorrere una strada che si è già mostrata fallimentare? Quale futuro può avere una formazione che necessariamente dovrà confrontarsi dall'interno con la pochezza e la rigidità dell'attuale apparato istituzionale? Si dirà che queste sono le regole e le mediazioni della politica, vero, ma della politica dei partiti. Ma esiste un altro modo di far valere le istanze ambientaliste? Certamente si ed è quello di cercare di unificare ed armonizzare le innumerevoli realtà che a livello locale si occupano di questioni legate alla difesa del territorio, industrie inquinanti, cave, tutela dei beni naturali e degli animali: un insieme di proteste e proposte che da anni coinvolge un numero importante di cittadini e che è in continua crescita. Organizzare questa forza sociale su scala locale e indipendentemente da un nuovo partito, sarebbe un passo importante e probabilmente molto fruttuoso. Creare le condizioni affinché il peso di questa energia possa intervenire nelle decisioni degli amministratori pubblici direttamente dal basso, è un obiettivo realistico. La consapevolezza di essere in molti e di poter contare anche attraverso azioni di controinformazione, di boicottaggio e disobbedienza civile, è il punto di partenza di chi non si vuole sentire "ingabbiato" in un ennesima struttura gerarchica ma sentirsi parte di un grande movimento dotato di progettualità e capace di incidere sulle scelte da prendere, pronto a difendere l'interesse generale e in grado di opporsi alle violenze perpetuate nel nome di un "progresso" che riguarda solo l'interesse economico di pochi.

Alcuni punti fondamentali che potrebbero costituirne l'ossatura sono.

  • riconettersi con il territorio in cui si vive preservando gli spazi naturali e seminaturali

  • impedire nuove cementificazioni e conservare le risorse idriche

  • facilitare la vita delle comunità locali con processi democratici orizzontali e condivisi

  • organizzare assemblee cittadine e diffondere i concetti dell'autodeterminazione, della sussidiarietà, del bioregionalismo e del municipalismo comunitario

  • favorire l'agricoltura naturale di prossimità, l'approvvigionamento energetico da fonti rinnovabili locali e le comunità energetiche

  • premiare l'attività economica delle cooperative e delle piccole imprese locali

  • valorizzare lo scambio e utilizzare una moneta complementare

  • tessere reti regionali focalizzate sull'ecologia sociale

  • diffondere i principi dell'ecologia profonda

Il compito, è quello di agire assieme a livello comprensoriale ovunque sia possibile, fino a consolidare la propria presenza su scala più ampia e dunque fare arrivare la propria voce e le proprie indicazioni fino ai livelli decisionali più alti. Come a dire che se il sistema non vuole ascoltarti, stando assieme tu troverai il modo per farti ascoltare.

Si tratta di un processo indispensabile considerate le criticità che stiamo vivendo.

Guardare ad un modello politico e sociale diverso e più partecipato, radicato nella forza delle comunità locali, può rappresentare la base per dare una possibilità alle persone, e specialmente alle nuove generazioni, per uscire dalla prospettiva demenziale e distruttiva che permea l'attuale organizzazione della società.

Difficile da farsi ? Certo e ciò impegnerebbe centinaia o migliaia di persone di buona volontà che senza aspirazioni individuali se la sentano di tessere questa trama per dare voce a tanta voglia e necessità di cambiamento.

Difficile dunque ma pur sempre una possibile risposta alla rassegnazione.

-United we stand, divided we fall- dice un vecchio adagio.