Ci è sfuggito qualcosa?


di Mariella Gavarini


Un’amica insegnante di scuola media mi ha raccontato di aver fatto partecipare poco tempo fa i suoi studenti ad un webinar dedicato a loro, avente come tema la consapevolezza che nasce dalla scienza.

Presentazione che ha preso le mosse da un buon quadro dei nostri sprechi quotidiani nell’ambito di alimentazione, acqua, energia e nei quali gli studenti avrebbero potuto eventualmente ritrovare proprie abitudini. Un doveroso accenno alla montagna di rifiuti che produciamo annualmente e, a seguire, suggerimenti di compiti di realtà per evidenziare semplici azioni che , compiute quotidianamente, alleggeriscono la nostra impronta ecologica, come ad esempio chiudere il rubinetto mentre laviamo i denti, non lasciare gli apparecchi in stand-by, togliere il caricatore di smartphone, tablet e pc inserito nella presa di corrente quando la carica è completa ed altre azioni riconosciute da anni come virtuose; altre ancora forse meno note, come cuocere la pasta nell’acqua bollente con coperchio chiuso e fornello spento.

A seguire una rapida ma abbastanza esauriente carrellata di dati sul riscaldamento globale,

suggerimenti per riconoscere le fake news sul clima e un breve focus sulla differenza tra clima e meteo, nell’ottica di acquisire appunto consapevolezza grazie alla scienza.

La mia amica, mentre seguiva la prima parte del webinar, era un po’ delusa poiché aveva

l’impressione che stessero fornendo suggerimenti un po’ “datati”, di cui si parlava già a scuola più di vent’anni fa.

Al termine della conferenza erano previste domande da porre ai relatori.

Sia tra i suoi studenti che tra coloro che hanno inviato le domande in diretta la richiesta più

gettonata e presentata per prima ai relatori è stata: quanto tempo in più deve cuocere la pasta con il fornello spento?

(La pasta? Ma sono stati dati tanti spunti di riflessione! Sarà per la singolarità del suggerimento...) La collega ha poi chiesto alla sua classe di scrivere a caldo le riflessioni su ciò che avevano visto 23 tra ragazzi e ragazze.

Bene, la quasi totalità ha indicato come informazione da cui è stata più colpita soltanto qualche azione virtuosa suggerita nel webinar, poiché non la conosceva oppure, se nota, non la praticava.

Un ragazzo solo ha espresso la preoccupazione per il futuro di un pianeta così minacciato e sentiva la necessità di impegnarsi nel ridurre il proprio impatto. (Sull’utilità della scienza per comprendere e affrontare i problemi silenzio totale).

Nel raccontarmi tutto questo, la mia amica si diceva sconcertata. Ero d’accordo con lei.

Sono molti anni che nelle nostre scuole parliamo di sostenibilità, facciamo progetti ad hoc anche con partner esterni, fin dalla scuola elementare o dalla scuola dell’infanzia, eppure sembra che l’educazione a comportamenti sostenibili non abbia fatto presa tra i suoi studenti.

Ci siamo chieste se la sua classe possa rappresentare un caso particolare e, in qualche modo, non faccia testo. Allora ho fatto un sondaggio con i miei studenti, più o meno coetanei dei suoi, ponendo 12 domande sulle loro abitudini tratte proprio dai comportamenti proposti nel webinar.

Su un totale di 68 studenti è emerso che i comportamenti non sostenibili sono molto diffusi, in particolare quelli individuali, quelli cioè che dipendono essenzialmente dalla scelta della ragazza o del ragazzo: il 72 % lascia il caricabatteria inserito a carica finita e il 76% la televisione in standby, il 69 % lascia scorrere l’acqua mentre si insapona durante la doccia, il 22 % non chiude l’acqua mentre si lava i denti col dentifricio. Ma è emersa anche una certa frequenza di comportamenti della famiglia non attenti alla sostenibilità, alcuni dei quali si tende a pensare che dovrebbero essere ormai superati: il 29 % effettua una raccolta differenziata solo approssimativa, il 48 % consuma carne tutti i giorni (talora anche due volte nella stessa giornata) e il 36 % almeno 4 volte la settimana, con una prevalenza di carni rosse, il 31 % mantiene il riscaldamento regolato su un’elevata temperatura che consente di portare abiti molto leggeri in casa, anche se consuma molta energia e produce notevoli emissioni di gas serra.

Questi risultati ci hanno sorpreso.

Le nostre due scuole potrebbero probabilmente rappresentare un contesto sociale “medio”: zona Italia centro-settentrionale, località di provincia, status sociale dei genitori nella media, nessuno facoltoso e nessuno molto povero, professioni varie come i titoli di studio, pochi appartenenti a famiglie straniere e comunque ben integrate.

Ragazzi e ragazze dotati tutti di smartphone più o meno sofisticati, ma tutti con una connettività sufficiente ad avere relazioni costanti tra loro e con l’ambiente esterno.

Ambiente scolastico buono, curato, gradevole, anche se non eccellente come offerta didattica tecnologica.

Docenti abbastanza stabili e generalmente capaci e motivati.

Niente di speciale si direbbe.

Niente che possa far pensare a condizioni socio- economiche svantaggiate che limitino l’accesso alle informazioni o che determinino una tale attenzione al riuscire a vivere dignitosamente o, peggio, a sopravvivere, da mettere in secondo piano le scelte di sostenibilità. Eppure...

E’ come se le idee e le azioni virtuose che sono state veicolate dagli insegnanti nei loro anni di scuola fossero rimaste incollate ai bellissimi cartelloni multicolori, ai video realizzati, alle

presentazioni costruite con vari software, a poesie, racconti ecc.

Ma sono diventate parte della quotidianità dei ragazzi?

Sono state interiorizzate durante quegli anni?

Sono diventate un bagaglio culturale, un’abitudine che i fratelli e le sorelle maggiori hanno

trasmesso ai più piccoli?

Le speciali giornate che varie associazioni ambientaliste dedicano, a livello nazionale o

internazionale, a temi riguardanti ambiente e sostenibilità, e che spesso abbiamo anche noi

enfaticamente vissuto a scuola con prodotti realizzati appositamente per l’occasione e che sono sicuramente una pregevole prerogativa della vita scolastica, quanto hanno inciso veramente sulla coscienza ecologica che desideriamo aiutare a crescere? Che ricaduta hanno avuto, terminata quella giornata?

L’esperienza che ho condiviso con la mia collega sembra suggerire che tutto ciò che abbiamo fatto sia allo stato dei fatti poco efficace.

Mi faccio tante domande.

Ci siamo forse troppo orientati nell’educazione ambientale degli ultimi anni su questioni di più ampio respiro, i cambiamenti climatici e gli scenari ad essi legati, l’attività dei movimenti ecologisti mondiali a cui abbiamo cercato di sensibilizzare i ragazzi dando per scontato che quel kit di base di azioni sostenibili individuali fosse ormai acquisito?

Il webinar è stato proposto da una casa editrice che da molti anni produce sempre ottimo materiale didattico. Forse sono stati più realisti di noi nel riproporre stili di vita che non sono invece affatto ovvi?

Forse il nostro limite di educatori è l’impossibilità di competere in efficacia con il quotidiano

martellamento di spinta ai consumi, purché siano, a cui siamo sottoposti ed il riferimento continuo alla necessità della crescita economica? Sappiamo bene che essa non viene presentata, nei fatti, come orientata alla sostenibilità.

Forse, ma bisogna considerare che gli adolescenti non sono frequentatori seriali della televisione come moltissimi adulti, non leggono giornali e tanto meno ascoltano la radio; può darsi che vedano il telegiornale durante i pasti in famiglia, ma nulla di più.

Essi vivono le loro vite sui social, ai quali dedicano ore della loro giornata e spesso della nottata.

Se si ha la possibilità di vedere alcuni dei video che i giovanissimi seguono o pubblicano su Tiktok o Instagram, ci si può imbattere in generi vari ma i più seguiti non sono certo a tema ambientale, a riprova forse del fatto che i movimenti giovanili di potente impronta ecologista non hanno ancora fatto presa sulla fascia più giovane di adolescenti.

E non aiuta il fatto che solo una minima parte di loro ha genitori che limitano fortemente queste frequentazioni o che coinvolgono i figli in riflessioni ed esperienze ecologiche.

Forse un interessante spunto di riflessione è fornito dalla risposta che parte dei ragazzi e ragazze ha dato in prima battuta alle domande del questionario, riferendosi al comportamento che erano consapevoli essere quello virtuoso: “se sono dai miei nonni/da mia nonna/da mio nonno lo devo fare!”

Allora c’è anche una questione generazionale? I loro nonni sono per lo più nati negli anni tra la fine degli anni ‘40 e la fine dei ‘50, i loro genitori mediamente negli anni tra il ‘70 e l’80: significa qualcosa questo dato?

E quanto conta la sfiducia nell’utilità delle azioni individuali a fronte del disinteresse dei politici e delle aziende? Forse i più giovani lo sentono dire dagli adulti di riferimento e si imbevono di questo pensiero negativo? Perché allora non ha altrettanto presa su di loro l’esempio di ragazzi e ragazze poco più grandi di loro che si stanno battendo con tenacia e convinzione per avere un futuro?

Sono ben consapevole che il nostro non può essere considerato un campione rappresentativo della realtà nazionale nella fascia di età degli adolescenti, ma può essere un segnale.

Potrebbe essere interessante e utile il confronto con indagini analoghe già effettuate o che

potrebbero essere effettuate in altri contesti.

E proporre una riflessione: ci è sfuggito qualcosa?

Forse sì.

Può darsi che insegniamo da sempre l’ecologia superficiale e non l’ecologia profonda, non

riuscendo così a indurre un reale cambiamento?



Mariella Gavarini vive a Fosdinovo, in Lunigiana, dove si è stabilita per scelta dopo i lunghi anni trascorsi a Pisa. Insegna Matematica e Scienze alla scuola secondaria di I grado e da una ventina d'anni si interessa di tematiche ambientali, svolgendo un ruolo di attivista che l'ha aiutata ad acquisire una certa consapevolezza dei problemi che affliggono l'ambiente, ma anche a conoscere alcune delle possibili soluzioni.

Fa attivamente parte dell'Associazione FosdiNuovo, associazione culturale che da sei anni ha messo al centro della propria azione i temi ambientali ed in particolare i cambiamenti climatici.