Covid a scuola e greenpass.


di Linda Maggiori


La scuola inizierà tra meno di un mese e anche questa volta sembra che gli adulti abbiano trovato un (debole) accordo. Come sempre, adultocentrico.

Nulla di nuovo, purtroppo, sotto al sole.

Mascherina anche al posto, per 5/8 ore di fila dai 6 anni in su, nonostante il Tar Lazio abbia dichiarato questa misura sproporzionata e illegittima per bambini delle primarie. https://www.ilmessaggero.it/politica/tar_lazio_dpcm_conte_illegittimo_obbligo_mascherine_scuola_bambini-6129581.html

(Ricordiamo che in Svizzera le mascherine sono richieste solo dai 12 anni).

Resteranno bene o male, le classi pollaio come sempre. Si ipotizza un vago “piano sperimentale” di intervento per le scuole che presentino classi "particolarmente numerose" (probabilmente dai 27 in su). Ma il numero ottimale, di rapporto tra alunni e docenti, dovrebbe essere di massimo 15-17 alunni e 1 insegnante, soprattutto ora con la pandemia in corso.

Finestre aperte anche se fa freddo, coi riscaldamenti accesi, e consumi di gas che aumenteranno vertiginosamente, alla faccia dell'ecologia e risparmio energetico. Non si capisce bene perché, in tutto questo tempo, non si è investito per mettere depuratori d'aria in ogni classe, utili anche contro lo smog.

Nessuna raccomandazione specifica neppure per l'outdoor education. Si sarebbero potuto finanziare orti scolastici, almeno per ogni scuola e per ogni quartiere.

I cortili delle scuole, in Italia, sono spesso piccoli, cementificati, privi di verde, come denunciava in un suo rapporto il WWF. https://www.wwf.it/pandanews/ambiente/domenica-si-festeggia-la-natura-in-citta-con-urban-nature/

Un disegno di legge, (ddl S.703) a firma della senatrice Monica Cirinnà (PD) e redatto insieme alla Lipu, per finanziare e garantire spazi verdi e orti didattici in ogni scuola (o nei pressi delle scuole) stagna in Parlamento da 3 anni https://www.ansa.it/canale_ambiente/notizie/vivere_green/2018/09/10/piu-verde-nelle-scuole-disegno-di-legge-senatrice-cirinna_475babc1-5da3-4998-9b26-4d1b1f63990d.html

Lo scorso anno i ragazzini alternavano periodi in DaD chiusi in camera, e periodi a scuola chiusi in classe.

Se la DaD è stata un reale supplizio, soprattutto se prolungata, con molti effetti collaterali, anche la scuola in presenza è stata vessata da regole sempre più stringenti e talvolta assurde.

In tantissime scuole è stata vietata la ricreazione in cortile o le passeggiate nel parco del quartiere, per paura del contagio, mentre era assodato che il virus correva soprattutto al chiuso.

Quando il governo ha obbligato la mascherina anche all'aperto, i bambini che potevano ancora giocare fuori a ricreazione, dovevano tenere la mascherina anche mentre correvano.

Era una pena vederli sudati (fino a maggio!) correre con la mascherina. Se provavano ad abbassarla, qualche zelante insegnante li riprendeva e li metteva a sedere per punizione.

Mentre per l'"attività fisica programmata" non era previsto obbligo di mascherina, per il gioco spontaneo (evidentemente svalutato dalla logica adulta) la mascherina restava obbligatoria.

Una logica assurda che non rispetta le più elementari esigenze fisiologiche: che sia gioco spontaneo o meno, il bambino che corre ha bisogno di ossigeno!

Ho ricevuto testimonianze di ragazzini (medie e primarie) costretti a stare fermi al banco 5 ore di fila, ricreazione compresa. Socializzazione e collaborazione ridotta quasi a zero, lezioni frontali, movimento quasi nullo. Ma che scuola è questa?

Di sicuro i ragazzi di Barbiana sarebbero scappati a gambe levate da una scuola così.

Una scuola rigida, vessatoria e adultocentrica crea un circuito vizioso che allontana i ragazzi più svantaggiati e deprime la loro curiosità e motivazione.

Eppure l'Italia è la culla della pedagogia, e le prime scuole all'aperto nacquero proprio in periodo di miseria e malattie, a inizio '900 gli anni della tubercolosi e della "febbre spagnola". Nacque la scuola di Longhena, e non solo, si faceva scuola all'aperto, con sedie e tavolini ripiegabili, veloci e leggeri portati sottobraccio dai bambini, per sfruttare ogni ora di sole e di aria aperta. Erano gli anni in cui si iniziava ad innovare la pedagogia e la didattica. Esperienza pratica, scuola impegnata, lezioni orizzontali, collaborazione e non competizione, senza cattedra né voti, partendo dall'innata voglia di sapere dei ragazzi. Dalla Montessori, a Mario Lodi, fino a don Lorenzo Milani...

Purtroppo ora queste conquiste pedagogiche sono accantonate, in attesa di tempi migliori.

La società (e di riflesso la scuola) sta diventando sempre più paranoica, dirigista, ossessionata dalla necessità di controllo totale, incapace di sintonia con la natura e con i bisogni fondamentali dei bambini. Un sistema verticistico, che scoraggia ogni forma di ribellione, di pensiero critico ed alternativo. Un processo iniziato già prima del Covid che è stato accelerato dalla pandemia.

Eppure ci sono tanti insegnanti, più o meno conosciuti, che cercano con passione (e con fatica) di rendere la scuola un luogo di diritti e cambiamento: ricordiamo Giampiero Monaca e il suo metodo Bimbisvegli (purtroppo molto ostacolato dalla sua stessa dirigente), la "rete delle scuole all'aperto", senza dimenticare il bravissimo prof di Trieste, Dario Gasparo con la sua esperienza di outdoor education alle medie, e la rete delle "scuole senza zaino" e tanti altri...

Sta accadendo anche un altro fenomeno: i genitori che se lo possono permettere tolgono i bambini dalle scuole pubbliche per portarli nelle scuole private parentali, magari in campagna o nei boschi. Bellissime scuoline, ma non vorrei che così si ampliasse il divario tra scuole private/parentali ottimali, e scuole pubbliche disastrate...Non è questo quello che vogliamo!!

Oltre alla scuola, è tutta la "comunità educante" sempre più in crisi. La pandemia poteva essere un'occasione per ripensare e migliorare tante cose, rendere le città finalmente a misura di bambini, eppure i diritti dei bambini e degli adolescenti sono spesso finiti in fondo alla lista delle priorità.

Una scarsa attenzione ai diritti dei bambini, si riflette anche sulle misure adottate dal governo italiano, come il Green Pass (una tessera sanitaria che si ottiene con il vaccino, oppure con il certificato di avvenuta guarigione o con il tampone ogni 48 ore, richiesta dai 12 anni in su per accedere ad una serie di luoghi e attività.)

Una situazione paradossale: biblioteche, palestre, musei, piscine, luoghi fondamentali per la crescita psicofisica del bambino, si trovano a dover rifiutare l'acceso ad alcuni ragazzini perché non vaccinati, o perché non sono riusciti a farsi un tampone a pagamento il giorno prima.

Si discriminano i minorenni sulla base di scelte sanitarie fatte dalla famiglia di origine (scelte legali, visto che il vaccino è solo consigliato ma non obbligatorio).

Mettetevi nei panni di un ragazzino tredicenne abituato a studiare in biblioteca tutti i giorni (perché magari ha una piccola casa, e fratelli numerosi). Senza Greenpass i ragazzini non potranno fare neppure un corso di nuoto, di pallavolo o basket.

Possiamo ancora chiamarla comunità educante?

Per inciso, la comunità scientifica internazionale è spaccata sulla necessità/sicurezza della vaccinazione a minori sani, e molti paesi la consigliano solo a minori a rischio (Gran Bretagna, Belgio, Olanda...). In Germania la Commissione Stiko, organo autonomo specializzato sui vaccini, ne sconsiglia la somministrazione generalizzata sugli adolescenti perché il rapporto benefici-rischi non è ancora chiaro. Anche in Italia molti esperti, tra cui la Rete Sostenibilità e Salute, hanno auspicato ad una maggiore cautela.

Il Greenpass inoltre contraddice anche il Consiglio di Europa che raccomanda di non discriminare chi non può/vuole vaccinarsi. (https://eur-lex.europa.eu/legal-content/IT/TXT/PDF/?uri=CELEX:32021R0953R(01)&from=EN)

Proprio per questi motivi la Rete Nazionale Scuola in Presenza ha appena inviato una Procedura d’Infrazione contro l’Italia alla Commissione Europea, invitando i cittadini ad unirsi.

https://www.vicenzapiu.com/wp-content/uploads/2021/08/Form-commissione-UE-DL-105-111-green-pass-210813-1933.pdf

Alla luce di tutto questo, (e al di là di ogni teoria del complotto che rigetto), credo che possiamo e dobbiamo trovare una terza via, una strada alternativa, più ragionevole, inclusiva e umana (a misura anche di bambino) per transitare la pandemia. Senza dimenticare che la minaccia più grande, la spada di Damocle che pende su tutti noi, è la crisi climatica ed ecologica.

Ivan Illich (pedagogista e filosofo) raccomandava "convivialità nel rispetto dei limiti della Terra" piuttosto che "crescita sotto un controllo sempre più intenso". Ecco, forse dovremmo ascoltarlo.


Linda Maggiori vive a Faenza con la sua famiglia, Laureata in Scienze dell'Educazione e Servizio Sociale. Ha scritto vari libri su ecologia e stili di vita sostenibili, sia per adulti, sia per bambini, racconta e sperimenta un approccio di "decrescita felice". L'ultimo libro è "Questione di Futuro, guida per famiglie eco-logiche" (San Paolo Edizioni). Collabora con numerose riviste e quotidiani che si occupano di ambiente e sostenibilità. Attiva nelle associazioni locali e nazionali per la mobilità sostenibile e per la giustizia climatica ed ambientale.

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