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Crisi ecologica e dignità della scienza





Nei giorni scorsi ho letto alcune prese di posizione sulle cause e sugli effetti dell’attuale crisi ecologica globale e sul cambiamento climatico, in cui ancora una volta si parla di mancate certezze, di teorie non confermate o, al limite, di cicli naturali a cui la nostra specie partecipa in modo del tutto trascurabile. Questo tipo di interventi hanno fondamentalmente tre obiettivi: insinuare il dubbio e confondere il lettore non specializzato, sostenere una precisa visione economico-politica che tende a conservare lo status quo e dare conforto al proprio ego di fronte a qualcosa che spaventa e che non si è in grado di razionalizzare. La scienza procede per ipotesi secondo un metodo di osservazione, sperimentazione e confronto dei risultati che è consolidato dalla cosiddetta verifica -peer to peer- (da pari a pari), oggi implementata dalla possibilità di far studiare le proprie ricerche a decine e centinaia di altri professionisti della materia, presenti nei laboratori, negli istituti e nelle università di tutti i continenti. Quando il dato è validato, allora viene pubblicato su riviste specializzate e dopo ulteriori verifiche diventa acquisito dalla comunità scientifica internazionale. Questo processo è garante del rilievo dello studio che è stato effettuato e poiché si tratta di un confronto pubblico, può avvenire che non tutti gli attori siano d’accordo. Che una irrisoria percentuale di studiosi esprima incertezza o contrarietà ad una determinata tesi è un fatto del tutto normale ma ciò non inficia il risultato finale.

A partire dagli anni ’60 del XX secolo, sono state effettuate ricerche sul depauperamento degli ecosistemi marini e terrestri, delle risorse naturali e sul riscaldamento globale causato dalle attività umane. Questi studi, a cui hanno partecipato e a cui continuano a partecipare migliaia di studiosi, anche per conto delle Nazioni Unite, hanno accertato le cause e gli effetti di questi fenomeni e ne hanno descritto la traiettoria futura a breve, a medio e a lungo termine, utilizzando degli scenari a più variabili.

La gravità della situazione non è più in discussione tanto che si è sentita la necessità di individuare accordi internazionali per mitigarne gli effetti più invasivi , di cui il riscaldamento globale è l'aspetto più macroscopico. Altra cosa è l'immobilismo dei governi che a questi accordi non hanno dato seguito.

In ogni caso, la dignità della scienza è tutta qui e sta nella trasparenza di un’ipotesi e nella altrettanto trasparente produzione di risposte. Deve essere chiaro che le acquisizioni scientifiche sono in costante divenire ed è necessario che abbiano un elevato grado di attendibilità e di riscontro oggettivo per poter essere considerate efficaci. In altre parole, i limiti della scienza non ne inficiano la veridicità. In questo senso è curioso e inquietante al tempo stesso, vedere che quando si ha necessità ci si affida senza indugio alle capacità di un medico, ai calcoli di un ingegnere, alla preparazione di un chimico ma che poi si metta in discussione o addirittura ci si prenda gioco del lavoro degli scienziati, quando questi affermano qualcosa che a noi risulta psicologicamente sgradito. In effetti non è piacevole venire a conoscenza del fatto che la produzione di rifiuti inquinanti, il massiccio uso di energia ricavata dai combustibili fossili o il rapido aumento della popolazione umana, hanno conseguenze importanti su scala globale. E’ inquietante venire a sapere che le dinamiche dell’atmosfera repentinamente modificate da una eccessiva produzione di gas serra, sono capaci di alterare i cicli climatici a vari livelli, in pochi decenni e non nell’arco di millenni. E’ sinceramente spaventoso vederne già alcuni effetti e comprendere come questi si intensificheranno non se saremo in grado di intervenire adeguatamente. Pertanto si può essere scettici, ironici o addirittura offensivi, ma ciò non cambia i fatti.

Si può anche avere una buona penna e magari riuscire ad influenzare chi non ha tempo ne voglia di informarsi correttamente e direttamente alle fonti attendibili e documentate. Ci si può spingere ad affermare che siamo davanti a qualche specie di complotto ma è palese che l’insussistenza e l’auto referenzialità di questo atteggiamento può solo peggiorare le cose. In conclusione, la scienza ci offre gli strumenti per interpretare la realtà che abbiamo di fronte ma sta a noi coglierne il significato e la portata. Essa non va confusa con lo scientismo, ovvero con l’idea che questa sia capace di soddisfare tutti i problemi e i bisogni dell’essere umano e se è fondamentale che sia presente un costante dibattito sulla sua eticità e sulle sue possibili conseguenze negative è altrettanto opportuno coglierne tutta la potenzialità quando ci offre la possibilità di fare luce dove non vediamo o dove i nostri sensi ci ingannano. E’ in questo che la scienza trova la sua forza e la sua legittimazione, come nella sua indipendenza dal potere politico ed economico che tende ad assorbirla e influenzarla. Far finta che la crisi ecologica sia inesistente, che non rappresenti un pericolo da prendere sul serio o che sia una fissazione per taluni che altrimenti non sanno come mettersi in mostra, è il più grande errore che si possa commettere.



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