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Derna e il ciclone Daniel


di Carlo Migliore 3Bmeteo


La storia del disastro che ha colpito la costa settentrionale della Libia ha radici molto lontane nel tempo. La città di Derna, la più devastata dall'inondazione e dove purtroppo si conta anche il numero più alto delle vittime, era già stata interessata nel secolo scorso da diverse alluvioni e le più importanti nel 1941, 1959 e nel 1968. Alluvioni causate dallo straripamento improvviso di un grosso corso d'acqua ad andamento stagionale, il Wadi. L'alluvione del 1959 fu particolarmente catastrofica con centinaia di vittime ma fu quella del '68 che indusse la autorità del paese a cercare una soluzione per scongiurare altri episodi drammatici. Dopo un'attenta analisi del territorio che durò alcuni anni, si decise di creare due dighe per sbarrare il corso del wadi. Le dighe furono costruite negli anni '70 da un'impresa jugoslava che ebbe il mandato dal dittatore Gheddafi.

La diga superiore Al-Bilad, aveva una capacità di stoccaggio di 1,5 milioni di metri cubi d'acqua, mentre la diga inferiore, la diga di Abu Mansour, aveva una capacità di stoccaggio di 22,5 milioni di metri cubi. Entrambe le dighe furono costruite con un nucleo di argilla compattata e una copertura in pietra. In caso di forti e improvvise precipitazioni si sarebbero formati due invasi che avrebbero trattenuto tutta l'acqua precipitata senza farle raggiungere la città.

Gli eventi pluviometrici dei giorni 10, 11 e 12 settembre causati dal ciclone Daniel hanno portato accumuli di 200/300mm con punte anche di 400mm sull'area a monte della città. Si è trattato di un quantitativo di pioggia eccezionale, pari o persino superiore a quello di un intero anno per quella regione. Diverse porzioni del deserto libico appaiono ora ricoperte dall'acqua, ci sono laghi enormi laddove prima c'era solo sabbia asciutta.

Le dighe hanno inizialmente fatto il proprio dovere trattenendo l'acqua, poi sono crollate. Dalla ricostruzione che è stata fatta, lo scenario più probabile è che si sia avuto un effetto a cascata. La prima a crollare sarebbe stata quella di Al-Bilad, quella con l'invaso minore a monte. L'acqua e il fango si sono cosi riversati nell'invaso più grande determinando il crollo anche della seconda diga, Abu Mansour vicinissima alla città. La posizione della diga inferiore, solo 1 km a monte della città, è stato un fattore determinante. Una distanza così breve ha impedito all'alluvione di dissiparsi facendola riversata sulla città di Derna con un'enorme energia.

Che cosa ha causato il disastro, la cattiva progettazione delle dighe o l'eccessiva acqua di precipitazione? Diversi sono i fattori da analizzare, prima di tutto il fatto che le dighe fossero di vecchia costruzione (50 anni) e probabilmente mancassero di una regolare manutenzione ma non è da escludere che i quantitativi eccezionali di precipitazione possano aver superato la capacità di progettazione delle strutture. Normalmente quando si costruiscono opere di contenimento idrico si tiene conto di un fattore di sicurezza pari o superiori a 3/4 volte la capacità totale possibile calcolata sulla base delle medie di precipitazione trentennale. Ma i 300/400mm caduti rappresentano valori ben oltre quel livello. Sarà interessante capire anche quanto i quantitativi eccezionali di questo evento meteo estremo possano essere attribuiti al cambiamento climatico. Derna subì un'alluvione nel 1986, ma le dighe riuscirono a gestire l'acqua evitando gravi danni alla città. Sarà fondamentale confrontare l'evento del 2023 con le tempeste precedenti.

La cosa più drammatica da notare nell'immediato è che il resto della città non è più protetto da altre alluvioni è che l'assetto geopolitico del Paese renderà difficile se non impossibile reperire le risorse per ricostruire gli sbarramenti in modo più efficiente.

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