E' tempo di diventare adulti.


di Francesca Bazzichi


La posta in gioco riguarda nientemeno che il futuro della vita sul nostro pianeta. Se continueremo con le vecchie strategie, con le loro conseguenze chiaramente autodistruttive, è poco probabile che la specie umana possa sopravvivere.

Tuttavia, se un numero sufficiente di esseri umani si sottoporrà ad un processo di profonda trasformazione interiore, forse potremo raggiungere un livello di evoluzione della coscienza tale da meritarci finalmente il fiero nome che abbiamo dato alla nostra specie: Homo Sapiens.”

(Stanislav Grof - Psicologia del futuro)

Ho piacere di riportare qui un parallelo piuttosto interessante e calzante la situazione che la psicologa Danon fa tra il nostro (e con nostro intendo di noi esseri umani) comportamento nel mondo e le fasi psicologiche dello sviluppo, tenendo ben presente che siamo la specie più giovane sul pianeta (i cui ultimi 5000 anni di storia documentata, se collocati in un’ipotetica linea di tempo di 24 ore dal Big-Bang fino ad oggi, conterebbero circa 4 millesimi di secondo prima dello scoccare della mezzanotte).

Se quella che oggi chiamiamo “coscienza ambientale” era un tempo parte integrante della coscienza dell’uomo, oggi viviamo una condizione di totale separazione.

Quando l’essere umano è venuto al mondo, e per un lungo periodo successivo, non ha avuto bisogno che gli fosse ricordato che era un tutt'uno con la Terra.

Il rapporto che c’era era un rapporto intriso di gratitudine, di rispetto e anche di timore.

La Terra nutriva, era fonte di vita, di piacere, poteva divenire crudele e spaventosa...era considerata Madre con e in tutte le sue polarità.

Queste sue caratteristiche hanno portato l’uomo ad un processo di emancipazione dai limiti e dai ritmi che lei imponeva, attivando un processo di ribellione, cercando di dimostrare a sé stesso di poter fare a meno di lei, esattamente come fanno gli adolescenti quando decidono di essere grandi e vanno recidendo il legame di dipendenza con i genitori.

Il passaggio successivo alla fase adolescenziale è quella del ritrovamento del legame con i genitori, in un rapporto che non è più di dipendenza, ma di parità tra adulti, un rapporto costellato di interazione, reciproco rispetto e collaborazione: il ragazzo divenuto uomo non ha più bisogno di rifiutare/maltrattare i genitori per affermarsi nel mondo, perché il suo valore non proviene più dal “ruolo” che ricopre, ma dalla persona che è.

Letta in questa chiave, la nostra umanità ricalca perfettamente il ruolo dell’adolescente difficile in ribellione/rifiuto/disconoscimento che con il suo comportamento tenta di distruggere la Madre.

Ma rinnegando la Terra, abbiamo rinnegato anche tutto quello che alla Terra, a livello archetipo, è legato: tutto quanto è proprio della polarità del femminile è stato scartato, messo da parte, demonizzato...emozioni, sentimenti, accoglienza, condivisione, cura.

E questo ha portato ad uno sbilanciamento verso tutto ciò che rappresenta la polarità maschile: azione, pensiero, crescita, conquista, potenza.

Tutte caratteristiche necessarie e bellissime, ma che abbisognano del loro complementare per non divenire disfunzionali/distruttive.

Il passaggio, che siamo chiamati a fare come specie, è quello di uscire dall’adolescenza e ritrovare un’unità interiore che ci permetterà di entrare nell’adultità.

È arrivato il tempo di smettere di dimenarci in modo scomposto, battendo i piedi, di distruggere tutto ciò che abbiamo intorno con l’unico obiettivo di dimostrare al nostro ego che siamo i più grandi.

È arrivato il momento di crescere ed assumerci le nostre responsabilità: la vita ce lo sta chiedendo in modo inequivocabile, la Terra non sostiene più i nostri soprusi.

Noi siamo i figli della Terra e attraverso di noi è possibile ritrovare nuovi equilibri ma solo a patto che si instauri un rapporto di rispetto profondo che sia oltre ogni bisogno di affermazione.

E questa è LA questione, perché poco importerà stare a parlare di visione ecocentrica o antropocentrica, “crescita green”, future politiche sostenibili, mercati, sviluppo, perché non saremo più qui a raccontarcelo.

E non possiamo aspettare che il cambiamento ci venga imposto dall’alto, demandando a “fuori da noi” la scelta di modificare la situazione attuale: la soluzione si deve muovere dal basso, dal comportamento che ognuno di noi è necessario ed impellente che modifichi.

È fondamentale aprirsi ad una più ampia visione del mondo, della vita, di noi stessi.

È tempo di diventare adulti.

L’andare in natura, stupirsi davanti ad essa (...) è anche riconoscere la più vasta complessità del creato, è scorgere il filo labile che lega il nostro personale destino a quello del mondo, è insomma una ricerca di senso, un lento procedere verso e dentro noi stessi”

(Francesco Bevilacqua - Elogio dello stupore)




Francesca Bazzichi, counselor e formatrice, da sempre legata alle tematiche ambientali, crede profondamente che nel recupero dell’armonia nel rapporto uomo/natura stiano il senso profondo e l’opportunità di questo nostro tempo.