Ecologia e Meditazione



di Alessandro Veronesi

L'interesse per l'ecologia sorse in me pressappoco nello stesso periodo della vita che vide nascere la passione per l'arte della meditazione.

Alla fine degli anni '70 si concretizzarono varie istanze provenienti dalle suggestioni culturali del periodo immediatamente precedente, alcune visioni del mondo e di se stessi, che in passato erano rimaste oscurate da "ambientazioni" mentali troppo legate al versante politico.Iniziarono così a prendere forma e ad incontrare sempre maggiore interesse, la pratica musicale e l'amore per la poesia, per la letteratura e per il cinema, e queste ebbero una grande importanza nel definire quale versante fosse da privilegiare se non ci si voleva inaridire in uno sterile tentativo di ridurre la vita ad un'alternanza tra impegni di lavoro e consuetudini sociali.

Avevo sempre privilegiato “la via del cuore”... quella via che si snoda tra le impervie e misteriose lande delle emozioni più profonde, un territorio in cui non ci sono strade sicure, dove l'ovvio e il predefinito sono banditi... o meglio, non interessanti... fu allora che trovai il bandolo di un'intricata matassa che pian piano cominciava a dipanarsi.

Avevo incontrato la meditazione, non intesa come una tecnica particolare ma come uno “stato della mente” che si alimentava certamente anche di discipline specifiche ma che in realtà era forse un vero e proprio stile di vita. Ancor prima c'era stato l'incontro con l' “alphagenica”, la sperimentazione di semplici tecniche che partendo dall'identificazione dei ritmi cerebrali prodotti dal cervello durante varie fasi e diversi momenti della vita riesce non solo a riconoscerli ma perfino a sfruttarli per indurre, ad esempio, un rilassamento e un generale stato di benessere.

Sebbene interessante questa pratica scontava un senso di “aridità” da cui non era facile distogliersi, ma come inizio fu valido perché comunque mi fece capire che c'era un mondo da scoprire, una dimensione dell'esistenza in cui potevo mettere mano praticamente. Dico questo perché per me la meditazione, con cui quasi da subito “fraternizzai” senza remore, è sempre stata qualcosa di concreto, allo stesso modo in cui la spiritualità non sta all'opposto della materia (o del materialismo) ma ne è solo la faccia sublime... così come la poesia ha bisogno del suono della voce (o della scrittura, che comunque è suono cristallizzato) per potersi manifestare o come lo spirito ha bisogno della materia per sciorinare le sue infinite bellezze. La meditazione è quindi una via pratica di conoscenza del profondo che altrimenti resterebbe senza possibilità di essere percepito, una modalità di gustarne la grandezza, la semplicità, la bellezza.


Grandezza, semplicità, bellezza, sono qualità della “natura” di cui spesso abbiamo scarsa consapevolezza, specialmente se non cogliamo il fatto di esservi indissolubilmente legati, ed in particolare legati all'ambiente “terreno” (in questo caso il temine terreno può intendersi come aggettivo, quindi relativo al pianeta Terra, oppure anche come sostantivo nel senso di suolo o luogo deputato a far nascere, svilupparsi, etc. una qualsiasi forma di vita).

Capire, comprendere o ancor meglio “sentire” quanto siamo legati e debitori al nostro “terreno” è alla base dello sviluppo di un sentimento ecologico profondo a cui, almeno nel mio caso, la meditazione ha dato un contributo sostanziale. Certamente gli studi scientifici, le computazioni statistiche, le analisi dei tecnici specialisti sono molto importanti per capire lo stato dell'ecologia... ma io non risuono molto con quella vibrazione, non è la mia corda... quello che fa vibrare il mio strumento interiore è invece la pratica della meditazione che mi rende “familiare” la Natura nella sua essenza... Del resto, se la meditazione è qualcosa che funziona lo scopriamo col feedback rappresentato da noi stessi in carne e ossa... siamo più tranquilli? più creativi? più sani? più equilibrati?... ci relazioniamo meglio con tutto ciò che ci circonda?... intendendo con tutto proprio “tutto” (umani, animali, mondo vegetale, mondo minerale, risorse energetiche... perfino le entità soprannaturali!).Ma soprattutto riusciamo a comprendere il nostro ruolo? se ne esiste uno... il disegno per cui siamo venuti a “questo” mondo? il nostro posto nel mondo?

La meditazione è dunque una pratica ed un viatico per trovare queste risposte...

Così come il “terreno” è quell'entità indispensabile affinché si manifesti la vita, per far sì che si sviluppino i frutti della meditazione bisogna imparare a coltivare il suo terreno specifico... questo terreno si chiama “silenzio”... solo lì possono attecchire gli alberi da frutto e le piante che ci daranno il cibo che placherà la nostra eterna e insaziabile fame di infinito... il silenzio è il terreno dove tutto può nascere, crescere e prosperare... è là dove non c'è niente e può esserci tutto... a noi il compito di imparare a coltivare... “coltura” e “cultura” non hanno solo una bella assonanza... sono quasi sinonimi.




Alessandro Veronesi, da circa 40 anni studia, pratica e divulga tecniche della tradizione yoga e della meditazione orientale, è musicista, compositore, scrittore, appassionato di ecologia, filosofia, camminate in montagna e negli ambienti selvaggi.