Extinction Rebellion!




Di Maria Elena Bertoli


La distruzione ecologica e climatica che è in corso e che, per ora, non accenna ad arrestarsi, sta divorando la terra, e, con essa, i più vulnerabili, i più poveri, gli esclusi dall’attuale sistema che protegge pochi. Le temperature salgono, gli ecosistemi che supportano la vita vengono distrutti. Siamo dentro la sesta estinzione di massa.Le società sono letteralmente fagocitate dalla macchina tecno-economica che, inesorabile, devasta natura e clima e produce milioni di persone scartate. Anche il lavoro, da elemento identitario della persona e da spazio di interazione fra uomo e uomo e fra uomo e natura, sta diventando ossessione e schiavitù, sia per chi ce l’ha che per chi non ce l’ha.

Proprio per il livello di pericolosità della situazione in cui siamo, diventa ormai chiaro che è necessario arrivare a una svolta netta, a un rapido cambio di sistema che minimizzi il rischio di estinzione umana. Gli scienziati ci dicono che abbiamo pochi anni ancora per realizzare tale svolta: se non agiamo ora, alcuni meccanismi biofisici devastanti, come quello dell’aumento delle temperature, diventeranno inarrestabili e produrranno siccità, carestie, inondazioni, collasso ecologico e sociale con guerre e morte.

Ecco perché oggi non basta più un richiamo etico a consumare di meno o a fare la raccolta differenziata, anche se, ovviamente, quelli sono gesti importantissimi e imprescindibili: è necessario invece costruire insieme un nuovo modo di vivere collettivo non impattante, basato sul legame con la terra, sulla convivialità, sulla rivitalizzazione delle comunità e sull’equità sociale.



Proprio per accelerare i tempi di questa svolta è nato due anni fa in Inghilterra un movimento internazionale chiamato Extinction Rebellion (XR) che si è già diffuso ampiamente in Italia e in altri 74 paesi del mondo. Il movimento si chiama così perché i suoi membri si ribellano all’estinzione che è in corso. Sentono i gemiti di questo pianeta morente e di tutti gli esseri, umani e non umani, che sono in esso e decidono di mettersi in gioco per arrivare ad una rapida svolta, anche organizzando ed attuando la disobbedienza civile nonviolenta e accettando le conseguenze legali che possono derivarne.

XR si richiama, in questo, ai grandi maestri della nonviolenza e alle grandi battaglie nonviolente del secolo scorso: Gandhi, Martin Luther King e la battaglia per i diritti civili dei neri d’America, le suffragette ecc.



La ribellione va per ondate e la prossima ondata di ribellione sarà a Roma dal 5 all’11 ottobre quando i ribelli italiani invaderanno pacificamente la capitale per farsi ascoltare laddove hanno sede i principali gangli del potere politico, economico e mediatico.

Dal punto di vista dell’organizzazione Extinction Rebellion certamente rappresenta una modalità di azione sociale e politica molto originale rispetto al panorama a cui siamo abituati. Un suo elemento di novità è dato, ad esempio, dal fatto che i ribelli si nutrono di una cultura rigenerativa atta a contrastare la cultura tossica tipica del sistema in cui siamo immersi. Questo significa che le modalità relazionali adottate in XR, sia verso l’interno del movimento che verso l’esterno, sono basate sull’ascolto, sull’attenzione, sulla trasformazione rigenerativa dei conflitti e sono dunque tali da scoraggiare nettamente e direi da impedire tutti quegli istrionismi e quei narcisismi che dominano l’attuale panorama dell’agire sociopolitico.

In XR si mira a far emergere il potere di ciascuno: ogni persona, infatti, può attivarsi offrendo il suo contributo in base a quelle che sono le sue capacità, inclinazioni e preferenze. Ciascuno può inserirsi dentro la struttura organizzativa del movimento, che è agile e non verticistica, e può entrare a far parte di uno dei tanti piccoli gruppi locali e di lavoro semi-autonomi che, sulla base di precisi mandati, scopi e responsabilità, deliberano autonomamente su quelle che sono le azioni da mettere in campo.

La nonviolenza è il presupposto imprescindibile dell’azione di Extinction Rebellion ma XR non è un movimento ideologico, bensì molto pragmatico. Esso si basa su studi sociali accademici fatti in Inghilterra che mostrano, attraverso attente analisi di casi, che la lotta nonviolenta usata per il cambiamento, pragmaticamente, funziona. Non funziona sempre ma funziona di più e meglio della lotta violenta nel portare i cambiamenti voluti: per questo Extinction Rebellion cerca di mobilitare il 3,5% della popolazione, percentuale che è stata identificata come necessaria per ottenere il cambiamento da due studiose statunitensi di scienze sociali, Erica Chenoweth e Maria Stephan, in un volume uscito nel 2011 e non

ancora tradotto in italiano. In quello studio, dal titolo Why civil resistance works?, le due autrici, dopo aver analizzato 323 conflitti avvenuti fra il 1900 e il 2006, concludono che i movimenti nonviolenti hanno avuto successo nel 56% dei casi, mentre quelli violenti solo nel 23% e mostrano anche che la probabilità di addivenire ad una svolta democratica è stata molto più alta laddove si è usata la nonviolenza.



Il nucleo strategico di XR è dato dalle tre richieste che Extinction Rebellion rivolge ai governi.

La prima richiesta è quella di dire la verità (nella formulazione originaria, in inglese, “Tell the truth”) cioè si chiede che i governi si impegnino a informare capillarmente la popolazione sulla gravità della situazione in cui siamo, utilizzando in particolare i due fondamentali strumenti di informazione di cui la nostra organizzazione sociale dispone: le istituzioni scolastiche e accademiche e i mass media.

La seconda richiesta è quella di agire ora (“Act now”) portando le emissioni allo zero netto nel 2025 e fermando immediatamente la distruzione degli ecosistemi e conseguentemente della biodiversità.

La terza richiesta, infine, è quella di andare oltre l’attuale politica (“Beyond the politics”) chiedendo ai governi che istituiscano delle assemblee di cittadini e cittadine (estratte a sorte in modo stratificato e sostenute da strutture organizzative e da esperti) da cui il governo si lasci guidare e che deliberino sulla giustizia ecologica e climatica.

Le assemblee cittadine, che sono state sperimentate per decidere su temi specifici in diversi paesi del mondo, in particolare negli ultimi dieci anni, sono proposte da XR come uno strumento chiave che può permettere di sbloccare la situazione di stallo in cui siamo e di velocizzare i processi decisionali nella direzione della svolta ecologica e sociale, pur mantenendoci all’interno dei quadri giuridici e istituzionali dei vari paesi.

Il movimento sta crescendo e crescerà e sta lavorando perché un milione di persone si attivi in Italia, scenda in strada e fermi la devastazione in corso.

Tocca a noi! Ci vediamo a Roma alla Ribellione dal 5 all’11 ottobre!



Maria Elena Bertoli è di Barga in provincia di Lucca. E’ sposata e madre di tre figli, è laureata in filosofia e insegnante di religione, educatrice e attiva nella locale comunità parrocchiale e civile. Cultrice dell’ecologia profonda e integrale di cui parla Papa Francesco nella sua Laudato sì, segue percorsi di crescita personale e spirituale, si impegna per giungere all’elaborazione di una prospettiva credibile di transizione sociale ed ecologica.Dal luglio 2019 è attivista del movimento internazionale Extinction Rebellion, che ha contribuito a far nascere in Toscana.