Il dolore del pangolino:ovvero il virus e la violenza sulla natura.

di Max Strata

Alcune ricerche indicano che il pangolino è l'animale selvatico più trafficato del mondo e questo perché la medicina cinese ne esalta le supposte virtù curative.

Non è ancora chiaro se questo mammifero (le cui prime forme note risalgono a ben 49 milioni di anni fa) sia stato oppure no, il vettore che ha trasmesso il patogeno agli umani nell'ormai famoso mercato di Wuhan. Quello che qui interessa evidenziare è come una pratica ignobile, che qualcuno si ostina a giustificare perché "tradizionale", sia causa di una sofferenza che ora si prende la scena mondiale. Che siano le scaglie cheratinose del pangolino, le ali dei pipistrelli o la bile estratta dai martoriati orsi Moon Bear, appare chiaro come il commercio, l'uso e l'uccisione indiscriminata degli animali selvatici, non solo in Cina ma ovunque sul pianeta, costituiscano una condotta inappropriata sia sul piano ecologico che su quello etico. Analoga considerazione va fatta per gli animali d'allevamento che nell'ottica della produzione industriale sono ridotti a cose, a insensibili macchine da carne incapaci di provare emozioni e perfino di non sentire il sopraggiungere della loro fine. Per un certo periodo della mia vita mi è capitato di abitare a poca distanza da un mattatoio e vi posso assicurare che il lamento dei bovini che vanno a morire, contiene una disperazione affine a quella che può provare un individuo della nostra specie. La brutale violenza che esercitiamo sugli animali è l'indice dell'aggressività con cui stiamo mandando a rotoli il pianeta e noi stessi. Qui non si tratta di presunte necessità alimentari, non più. Non stiamo parlando di qualche arcaica tribù che vive di caccia e pesca e che semmai, proprio per questo, rispetta e preserva l'ambiente in cui vive. Non bastano sporadiche legislazioni nazionali e inadeguate convenzioni internazionali, ad evitare il dolore che passa tra le gabbie, negli allevamenti, nella solitudine delle foreste o delle acque spogliate di vita. Come giganti dai piedi di argilla pensiamo che tutto ci sia consentito. Siamo gli artefici di una estinzione di massa ma cadiamo sotto i colpi di un organismo minuscolo capace di sconvolgere la nostre esistenze e le nostre "inviolabili leggi" economiche. Il virus che tanto temiamo e che negli animali selvatici ha avuto origine, simbolicamente veicola questo messaggio: fermatevi.

Accogliere questa comunicazione, riflettere su quello che stiamo facendo e su quello che stiamo subendo, sulla zoonosi che fa vacillare le nostre certezze e sulla patologia che noi stessi rappresentiamo, è quanto di meglio possiamo fare.

Sol lucet omnibus .