L’inquinamento è plusvalore.


di Paolo Salvatori


Scegliere il consumo responsabile oggi è un atto di fede. Non solo, la politica stenta a varare leggi che tassino la produzione di rifiuti non riciclabili e che sanzionino l'inquinamento. Scegliere beni prodotti senza sfruttamento è una sfida alla razionalità perché le merci che provengono dal commercio equo e solidale sono più costose. Proverò quindi a illustrare il nesso fra il gruppo di interesse inviso alla trasformazione ecologica della nostra società ed economia capitalista. La tesi è che produrre e consumare inquinando costi di meno che produrre in modo pulito e che quindi solo un green new deal possa cambiare il corso della storia.

Il commercio equo e solidale cerca zucchero, caffè ed altri manufatti nelle zone in cui queste merci sono prodotte. Nonostante ciò la grande distribuzione è più conveniente per il cittadino e se le leggi di comportamento scoperte dall'economia sono corrette non c'è motivo per il quale l'uomo della strada voglia spendere di più, ad esempio, per le bevande calde.

Ciò che è economicamente razionale non è giusto dal punto di vista ambientale a meno che la consapevolezza del consumatore scelga la via alternativa. L'impegno personale di coloro che si informano è dunque l'unico motivo nel rifiutarsi di aderire al consumismo perché la politica sembra non ammettere l'urgenza del problema. Temo che valga lo stesso ragionamento che è valso per più di 150 anni rispetto al problema dello sfruttamento: lo scetticismo di taluni sembra voler sopire la voce lamentosa di Madre Terra che ci mostra ogni giorno le sue ferite come il pensiero dominante tacciò di sedizione coloro che denunciavano una certa forma castale di dominio installata al potere da secoli.

I primi socialisti consideravano il mito dello homo novus del tutto fittizio e ancora oggi osservare dati alla mano una scarsa mobilità fra le classi è visto come una professione di fede comunista. Il dramma della condizione operaia, trascurato, in una concatenazione diabolica si legò al nazionalismo trasformando la frustrazione delle masse in odio cieco e volontà distruttrice. I segnali che ragionatamente molti studiosi della natura sanno cogliere nel corso delle loro osservazioni abituali sembrano essere tralasciati dalla politica essendo forse il potere solo l'ideologia del capitalismo, come avrebbe detto Marx.

Anche le catastrofi ambientali potrebbero portare a nuove guerre. Perché il Presidente Trump avrebbe voluto acquistare la Groenlandia dal governo danese se non per accaparrarsi la più grande riserva d'acqua potabile del mondo? La scarsità dell'acqua potabile è infatti uno degli scenari “apocalittici” prospettati dagli ambientalisti.La conversione all'economia verde ha un costo che non tutti i grandi borghesi sono disposti a pagare.

Quando i timidi segnali di ripresa dovuti alle politiche di Draghi, poi frustrati dalla pandemia, furono corroborati dalla formulazione degli intenti della nuova Commissione Europea, il Green New Deal proposto da Lagarde e Von Der Leyen fu accolto tiepidamente dai mercati. Perché? Perché le imprese europee sarebbero svantaggiate nei confronti di quelle americane e cinesi che continuerebbero ad avere mano libera. Ma come il plusvalore era una misura certa la quale descriveva numericamente l'alienazione della classe operaia prima dell'esplosione dei nazionalismi, sono misure certe anche le temperature medie in costante aumento, le fotografie dei primi del '900 dei ghiacciai che li mostrano oggi ristretti. Questi fatti ci mostrano che qualcosa stia cambiando nella vita di tutti e che le ansie di coloro che provano a ripartire il loro paniere di spesa in modo eco-compatibile non siano millenariste.

Come la Gran Bretagna estese il diritto di voto a sempre maggiori strati della popolazione prima di qualsiasi altro paese, evitando la radicalizzazione dell'odio di classe, un drastico cambio di rotta diretto dalla politica potrebbe evitare inutili sofferenze.Il problema della stratificazione castale della nostra società è dunque simile storicamente al problema ambientale: solo in pochi riescono a percepirne la gravità nonostante che le misurazioni scientifiche siano chiare. Non è questo l'unico trait d'union.

Se il lavoratore dipendente ha ottenuto anche il diritto al superfluo e la promiscuità e la sporcizia degli alloggi operai e la piaga del lavoro minorile sono scomparsi dai distretti industriali domestici ciò non significa che siano cessati. Là dove il lavoro costa poco, in Cina, in Vietnam, in Marocco, si riproducono le stesse condizioni lavorative che si verificavano in Europa durante il XIX secolo.


Charlie Chaplin in "Tempi moderni"


L'interconnessione del sistema ci rende complici e vittime della loro alienazione e dell'assenza di norme contro l'inquinamento dove il lavoro costa poco.

Se è sparita la classe operaia dai paesi OCSE, non è detto che la classe operaia oramai non esista più. La condizione del lavoratore dipendente non manifatturiero, il quale sia inserito in un sistema gerarchico è fiscalmente la stessa situazione dell'operaio di fabbrica; viene meno la coscienza di classe, essendo i nuovi lavori eseguibili da soli, possibilmente da casa

e non sindacalizzati. Le emissioni di CO2 ad esempio, oltre che dovute all’auto-trazione la quale è spesso inutile, sono imputabili ai trasporti delle merci che solcano gli Oceani per giungere accattivanti e convenienti sugli scaffali dei nostri supermercati, dal lavoratore semi-schiavo a noi, come quel caffè che tutti compriamo senza pensare alla durezza delle condizioni di scambio dei chicchi marroni o del tè per chi li coltiva.

Il problema del plusvalore, in termini logici, era la minimizzazione della paga oraria del lavoratore al fine della massimizzazione dell'utilità (cioè del profitto) del datore di lavoro; oggi il problema ambientale può essere letto come minimizzazione dei costi di produzione a spese dell'ambiente.Il teatro del conflitto concorrenziale non è più un sistema paese, in cui evidenti sono i risparmi e gli agi dei beneficiari dell'alienazione. Il sistema di riferimento è il mondo intero e dato che si presentano nuovamente le condizioni dell'usura fisica dei lavoratori là dove non le possiamo vedere, per massimizzare il nostro paniere di spesa le merci devono percorrere migliaia di chilometri. Il sistema è interconnesso. Percorrere migliaia di chilometri per una merce ha bassa incidenza sul costo finale ed alto impatto ambientale. Emblematico è il caso delle aringhe; pescate nel Mare del Nord esse solcano l'Atlantico e l'Oceano Indiano per giungere in Cina a bordo di una nave frigorifero. Nella Repubblica Popolare Cinese esse sono preparate ed inscatolate per poi ripercorrere la stessa rotta navale a ritroso ed essere vendute sulle rive del mare dove sono state pescate. Ogni catena produttiva, se non sarà sanzionato lo sfruttamento indiscriminato delle risorse, per adesso deve essere utile quindi non invisa alla razionalità economica quindi inquinante. Se l'alienazione era la minimizzazione dei costi di produzione l'inquinamento sembra anch'esso conseguenza della logica concorrenziale: l'inquinamento è la conseguenza ambientale del libero sfogo della bestia selvaggia del capitalismo la quale, anche secondo Hegel, dovremo riuscire a domare.


Paolo Salvatori si è laureato in Filosofia presso l’Università degli studi di Pisa ed è’ responsabile della rubrica “Notizie dal set” per la rivista “La Ballata” edita a Livorno.