Ministro di che cosa ?


di Max Strata


Roberto Cingolani, laureato in fisica, esperto di nanotecnologie e robotica, docente universitario, commendatore della Repubblica, è stato nominato ministro del nuovo dicastero della TRANSIZIONE ECOLOGICA del governo Draghi. Con un curriculum scientifico di tutto rispetto e con centinaia di pubblicazioni al suo attivo, Cingolani è un attore non secondario nel panorama della ricerca tecnologica in Italia. Inoltre, è un uomo non estraneo alla politica se è vero che ha partecipato alla "Leopolda" di Renzi, al convegno della fondazione Casaleggio e al meeting annuale di Comunione e Liberazione. Fondatore dell'Istituto Italiano di Tecnologia, ha ricevuto in 15 anni qualcosa come un miliardo di euro di finanziamenti statali, sebbene siano state sollevate severe critiche sui criteri di selezione dei vertici dell'Istituto e sul rapporto tra i soldi spesi, brevetti e il numero di pubblicazioni scientifiche realizzate. Cingolani è' stato inoltre Chief Technology and Innovation Officer della Leonardo - Aerospace, Defence and Security, società che è fra le maggiori aziende mondiali di armi e che vende i propri "prodotti" a Paesi non esattamente democratici e di certo non esemplari sul piano dei diritti civili che le armi le usano eccome, sia in conflitti bellici che per la repressione interna. In tema di energia da combustibili fossili, intervistato dal magazine di Eni (World Energy), Cingolani si è inoltre espresso favorevolmente sull'uso del gas naturale (metano) considerato come risorsa sostenibile sul lungo periodo. Insomma, ma quali sono le competenze del ministro nel campo dell'economia ambientale e dell'ecologia ? Se, come è stato detto, questa transizione sarà uno dei punti cardine del nuovo governo, non era meglio scegliere un tecnico con esperienze sulla democrazia energetica, sulle alternative alla dipendenza dai combustibili fossili, sull'agricoltura non convenzionale, sulla rigenerazione urbana, sulla tutela del territorio e degli ecosistemi ? Le domande sono oziose perché, politicamente, questa nomina rappresenta di fatto una garanzia di continuità con il presente e risponde alla logica del "tecno green washing", necessario a ottenere una parte rilevante dei fondi messi a disposizione dall'Unione Europea, in risposta alla crisi collegata alla diffusione del Covid 19. Una nomina e un ministero, finalizzati a spendere una considerevole quantità di denaro pubblico che, c'è da scommetterci, finirà in mano a grandi imprese riconvertite dell'ultima ora, le uniche che possono garantire linearità a questo percorso e secondo le quali la transizione si farà (forse e magari a modo loro) solo se c'è a disposizione un capitale garantito e un alto margine di profitto. Ma non è questo quello di cui c'è bisogno. Prima ancora che una modificazione alla struttura industriale, la transizione ecologica è un processo culturale e sociale che apre le porte ad una nuova visione della realtà, della politica e dell'economia che si basa sull'interesse collettivo, sulla capacità delle comunità di organizzare una risposta resiliente alle criticità locali e globali, che non ha bisogno di grandi impianti, ne di grandi opere ma di interventi locali mirati ed efficaci, di etica e di collaborazione, di micro strutture capaci di fare rete, di garantire autonomia, occupazione e sicurezza alimentare, energetica e nella distribuzione dei servizi essenziali. Sul piano ecologico, il grande e il centralizzato non corrispondono al funzionale e all'appropriato ma è piuttosto la diversità e la modularità dei vari componenti di un sistema che permettono la sua sopravvivenza e la sua prosperità. La transizione ecologica è dunque quel profondo cambio di paradigma che per definizione non interessa ne alle big companies ne alla politica sviluppista. L'ideologia dominante difende se stessa e non potrebbe fare altrimenti: utilizza termini altisonanti e genera illusioni ma in concreto non considera i limiti del pianeta, persiste nel vizio di forma che ci rende tutti più soli e più vulnerabili. Niente di nuovo sotto il sole quindi. Del resto, come scrisse Mark Twain, "Un banchiere è uno che vi presta l'ombrello quando c'è il sole e lo rivuole indietro appena incomincia a piovere."