NON SIAMO TUTTI DODO



di Max Strata


C'è un murale a Milano, in zona Porta Garibaldi, che ha attirato la mia attenzione durante le giornate di protesta in difesa del clima. Mi ha fatto pensare alla nostra effettiva trasformazione in "preda facile", in "carne da macello" dei poteri economici, politici e militari, che oggi come ieri, ma con nuovi e più potenti strumenti rispetto al passato, considerano l'individuo come materia informe da plasmare a piacimento. Chi comanda ci valuta tutti come dei "sempliciotti" (dodo deriva dal portoghese doudo -sempliciotto-), come degli ingenui pronti a bersi qualsiasi cosa che viene vomitata dalla propaganda del mainstream, come degli ebeti che per aumentare i profitti di chi ha già moltissimo, sono disposti a indebitarsi e a desertificare il proprio habitat, come degli idioti che si avventano sulle cose materiali, che sognano ad occhi aperti pensando di poter realizzare una impossibile lista di desideri. Facendo un paragone con quanto accaduto al dodo, il pingue uccello delle Mauritius che aveva smesso di volare e che si è estinto con l'arrivo dei coloni, la colonizzazione della nostra mente e dei nostri corpi ha il chiaro obiettivo di approfittare delle nostre debolezze, di limitare al massimo ogni processo di approfondimento logico, di annientare ogni possibilità di critica al sistema dominante. Il processo di estinzione, ovvero il tentativo di imporre il pensiero unico e di ridurre sempre di più i diritti fondamentali e le libertà civili, viene perseguito mediante una straordinaria pressione mediatica, attraverso la sistematica disinformazione, la demolizione della rappresentanza democratica, l'instillazione del dogma e della paura, la generazione della guerra contro la Natura, dentro e fuori la propria comunità di appartenenza. In questo contesto, ogni autonomia di pensiero rappresenta una intollerabile sfida allo status quo e all'idea di dominio che permea questa intenzionale azione distruttiva. Le organizzazioni di base, i movimenti spontanei, il libertarismo come risposta ribelle alla coazione a ripetere ciò che ci viene chiesto di fare (produci, consuma, crepa), sono considerati come un pericolo sociale che va tenuto sotto stretto controllo, come un"aeternun malum" dentro la civiltà. Ridotti in cenere gli ideali di fraternità, uguaglianza e solidarietà, per ottenere un controllo sempre più stretto, gli esegeti della narrazione globalista si affrettano a seminare odio, a dividere, invitando alla delazione e al collaborazionismo. Ebbene si, l'utopia negativa ci sta addosso, si fa strada nelle nostre esistenze, minaccia le nuove generazioni. Di fronte al suo incedere, molti si sono già arresi rifugiandosi nell'indifferenza, nel servilismo o nella complicità, illudendosi che assecondando il sistema si possa restare a galla, che rinchiudendosi nella tana dell'egocentrismo e della vita domestica si possa sopravvivere. Ma perdere la capacità del volo, ovvero rinunciare a se stessi e a una diversa idea del mondo, per sottomettersi alla "tranquillità" di Stato e alla benevolenza dei più forti, non è un opzione praticabile per gli amanti del pensiero critico, per tutti quelli che guardano al di là delle apparenze. Mettersi in gioco, restare umani, resistere per ridefinire spazi di libertà e di auto organizzazione, significa conservare le penne e metterne di nuove, significa opporsi a chi vorrebbe chiudere la partita qui e ora. Non si protegge la casa comune guardando il fuoco che la divora. Non si cambia la storia chiedendo il permesso. Che si sappia: non tutti siamo dodo.