Virus: quale sanità ?



L’ attuale situazione pandemica del nostro Paese sta mostrando tutti i limiti del Servizio Sanitario Nazionale (S.S.N.): una emergenza che non è stata gestita in modo adeguato sia sul piano della salute che su quello sociale.

La prima ondata del virus aveva evidenziato il limite e l‘inutilità della sanità privata e, il crollo della Sanità in Lombardia che ha lasciato ampio spazio a quest'ultima, lo ha dimostrato ampiamente. Prima della pandemia la sanità della regione Lombardia era considerata l’eccellenza italiana ma con la gestione delle emergenze e delle urgenze, con pazienti “critici” e meritevoli di terapia intensiva o rianimatoria, il castello di sabbia si è sgretolato. Ospedali pubblici (quelli non chiusi) sovraffollati, personale sanitario sottoposto a un carico di lavoro disumano e ad alto rischio per la propria salute con numerosi decessi tra operatori sanitari, infermieri, medici, e con migliaia di positivi sintomatici e non.

Ma, oltre alla Lombardia, nessun'altra regione è stata in grado di affrontare l'esplosione della pandemia con una gestione programmata, soprattutto a causa dei 37 miliardi di euro sottratti negli ultimi 9 anni al S.S.N., ormai ridotto ai minimi termini dopo decenni di tagli ai quali si è sovrapposta la regionalizzazione della sanità.

In termini concreti, secondo le indagini della Fondazione Gimbe, dal 1997 a livello nazionale abbiamo subito una diminuzione del 40% di posti letto e, per effetto di accorpamenti, le aziende ospedaliere sono passate da 97 alle attuali 43 (-40%) mentre le aziende sanitarie territoriali da 197 a 120.

Nel 2016, ben il 30% dei posti letto del S.S.N. era all'interno di strutture private accreditate, in aumento di 3,2 punti dal 2007. La dotazione dovrebbe essere di 3,7 posti letto ogni 1.000 abitanti ma la media nazionale nel 2017 era di 2,9, accompagnata da sensibili e preoccupanti differenziazioni regionali che di fatto hanno ridotto il diritto alle cure mediche di interi territori.



Dopo l'estate ci si aspettava una recrudescenza della pandemia e che cosa è stato fatto nella sanità pubblica per prevenire e programmare una risposta adeguata? I mesi estivi hanno permesso alla sanità privata di ampliare la propria ricettività, mentre in quella pubblica non si è stati in grado di affrontare, come sarebbe stato possibile, l’urto della nuova ondata.

"I pronto soccorso sono rimasti com'erano, sono sorte solo tensostrutture esterne" hanno affermato numerosi operatori interpellati.

Le amministrazioni regionali hanno investito in modo minimale per potenziare le strutture esistenti mentre si potevano riaprire ospedali, rafforzare la medicina territoriale e sostenere i medici di base: avendo la consapevolezza che stavamo andando incontro ad un nuovo periodo critico, si poteva, o meglio, si doveva fare.

I pazienti non Covid in questo momento hanno ridotte possibilità di diagnosi e cura, perché il personale sanitario è in gran parte coinvolto nelle cure dei contagiati . Chi è affetto da gravi patologie cardio–respiratorie (prima causa di morte), ischemie ed emorragie cerebrali, tumori, traumi, patologie mediche e chirurgiche, rischia di vedere ridotta l'assistenza o addirittura di rimanere senza. Intanto, la Sanità Privata, da nord a sud, continua a percepire fiumi di denaro pubblico.



In questo periodo, nella Sanità Pubblica vi è stato un gran parlare di assunzioni ma nella sostanza ben poco si è fatto, quantomeno per reintegrare il taglio di 42.800 dipendenti a tempo indeterminato avvenuto negli ultimi 10 anni. Per andare avanti, spesso si continua ad impiegare personale con partita Iva, con contratti a termine gestiti da cooperative e con carichi di lavoro massacranti, senza turni di riposo.

Questa situazione ci deve fare riflettere e ci deve far chiedere con forza a chi governa, che il S.S.N. venga realmente considerato un presidio fondamentale: un bene comune che va difeso con fermezza, va potenziato con nuovi corposi investimenti, nuove assunzioni ed una pianificazione che metta davvero al primo posto i diritti dei malati, la prevenzione e le cure per tutti i cittadini.

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