Ecologismo e politica


di Max Strata


ECOLOGISMO E POLITICA

L'ecologismo non è l'ecologia che è una scienza. L'ecologismo è un atteggiamento, una tendenza, una pratica. Sui social leggo commenti in cui si ribadisce che quando si parla di ecologia (ma si dovrebbe dire ecologismo) bisogna lasciare da parte gli schieramenti politici e le ideologie. Sono d'accordo nel lasciare da parte le ideologie che non hanno mai fatto bene ne all'umanità né al pianeta, e pure gli schieramenti politici, che nonostante qualche significativa differenza non sembrano comunque particolarmente interessati alla gravità della crisi ecologica in corso. Tuttavia non sono d'accordo con chi si accontenta di una visione bucolica, frammentata e semplicistica della questione, con chi pensa che con qualche post o una petizione si possano affrontare questioni di una magnitudo impressionante. Tutto può essere utile certo, anche un post informativo ed una raccolta di firme, ma dopo una vita passata in una profonda immersione nella natura, nello studio, nella ricerca e nel lavoro in campo ambientale, posso affermare che questo non basta e che anzi può inconsciamente sollevarci dalle nostre responsabilità. Sia chiaro, l'ecologismo è politica, anzi rappresenta quanto di più nobile ha il senso originario di questo termine. L'ecologismo è infatti una netta scelta di campo che a partire dalla conoscenza e dalla tutela della funzionalità degli ecosistemi e delle specie viventi, presuppone un impegno personale consistente -non una professione di fede- ma un'adeguata competenza di base e una buona dose di coraggio intellettuale. L'ecologismo contemporaneo si schiera, eccome, e svolge la sua funzione politica in quanto si oppone all'antropocentrismo e all'economia del profitto basato sulla predazione dei beni naturali e sulla folle idea della crescita infinita. L'ecologismo contemporaneo è inoltre necessariamente integrale (non integralista) poiché abbraccia una visione sociale di cui fanno parte tutti i soggetti e i gruppi umani che al pari dei beni naturali (animali compresi) vengono sfruttati, marginalizzati, violentati. Di conseguenza, chi aderisce all'ecologismo agisce in concreto, con il proprio stile di vita innanzitutto, contesta le leggi inique e cerca di proporre valide alternative: in ogni occasione. La politica dell'ecologismo è pertanto un flusso, non riassumibile né rappresentabile da un singolo partito, da un leader, da una mozione in parlamento e certamente non appartiene a chi sostiene modelli nazionalistici e sistemi chiusi, è piuttosto un movimento fatto da persone, anche molto diverse tra loro, che però condividono alcuni valori essenziali, che fanno pressione sulle lobbies e sulla politica istituzionale cercando di ottenere risultati, provando a cambiare la deformante cultura del possesso e dell'arbitrio che è all'origine della crisi ambientale, sociale e individuale che attraversa il nostro tempo. L'ecologismo contemporaneo ha pertanto una innata connotazione radicale, libertaria e liberatoria, è capace di accogliere più voci e più opzioni ma non cede a facili tentazioni perché la posta in gioco è troppo grande, perché il rischio di superare il punto di non ritorno è drammaticamente reale. Esso tra origine dai sapienti insegnamenti delle culture native, dal panteismo, dalle filosofie del profondo, dalle migliori tradizioni orientali, dalla scelta nonviolenta e si incarna in chi fa tesoro della semplicità e della compassione. Ha i suoi martiri e i suoi eroi e non passa tra le facezie di un tweet o di una generica dichiarazione d'amore per la natura. E' molto, molto di più.