L'etica della Terra

di Max Strata


"L'ETICA della TERRA, allarga i confini della comunità per includervi, il suolo, le acque, le piante, gli animali e afferma il loro diritto ad esistere e a perpetuare la loro esistenza in uno stato naturale."

Queste parole, sgorgate dalla mente limpida di Aldo Leopold, uno straordinario precursore del conservazionismo naturalistico e pubblicate solo dopo la sua morte nel volume "A Sand County Almanac - 1949", evidenziano una condizione senza la quale l'esistenza stessa della nostra specie è posta in serio pericolo. L'etica della Terra è infatti quella prospettiva che rimette al centro delle trame della vita l'idea fondamentale che tutto è uno, che tutto è correlato ed interdipendente e che inevitabilmente questo fatto cambia il ruolo dell'Homo Sapiens: da feroce conquistatore in semplice membro e cittadino di una unità più vasta.

Uno dei concetti portanti di questa visione è che esiste un intrinseco diritto alla vita indipendentemente dalla presenza di una categoria economica e che a questo diritto è connessa una responsabilità individuale per la salute della Terra.


Scriveva Leopold: "La capacità di percepire il valore culturale della natura allo stato selvaggio si riduce, in ultima analisi, a una questione di umiltà intellettuale. La superficialità degli uomini d'oggi, che hanno perso le proprie radici terrene, fa loro credere di aver già scoperto ciò che conta; questi sono coloro che cianciano di imperi politici ed economici..." Facile intuire la portata di tali affermazioni se vissute coerentemente.

Le organizzazioni umane che più si distaccano dagli equilibri naturali, ovvero che assumono il denaro e il potere come valore prioritario e che concentrano in modo gerarchico le strutture del loro governo, si pongono in antitesi alla ricerca del climax che ogni sistema ecologico persegue: la stabilità nella dinamicità dei rapporti che rende possibile la convivenza di tante specie diverse e la rigogliosa armonicità dell'insieme.

La presunzione “imperialista” del dominio della natura fa pendant con il dominio dell'uomo sull'uomo, del forte contro il debole, della iper tecnica contro la semplicità essenziale.

Nel pieno di una crisi ecologica planetaria che suggerisce scenari sempre più inquietanti, dovrebbe apparire del tutto evidente che attribuire valori, imporre le proprie leggi e i propri criteri, considerando l'essere umano come unico soggetto di diritto, non può che trascinare la nostra civiltà globalizzata verso il baratro, preda di tumultuose conseguenze che le nostre stesse azioni alimentano quotidianamente.

Una possibile risposta a questa "sorte autoindotta" sta nel passaggio a quella figura che Michel Serres ha definito come la vera essenza dell’uomo, ovvero quel -Homo humilis- che per l'appunto ritrova il contatto con le cose, ristabilisce un legame con la Natura, ne accetta i limiti e la complessità.

Nella sostanza, l’etica della Terra suggerisce un agire consapevole, uno sguardo non ossessivo, la proclamazione di un patto che mette da parte la nostra aggressione ai sistemi viventi sia come strumento, sia come fine.Ciò che identifichiamo come valore intrinseco della natura (noumeno naturale), ci dice che ciascun oggetto dell'Organismo di cui facciamo parte deve essere considerato per il valore che ha di per sé, al di là di ogni nostra interpretazione, senza ipotetiche e supponenti traduzioni in termini di denaro e di profitto. Se accettiamo questa realtà ben si comprende come i problemi ambientali, ma anche quelli sociali, siano fondamentalmente di matrice filosofica (intesa come l'insieme dei principi, delle idee e delle convinzioni sui quali una persona fonda la propria concezione della vita) e che su questo piano vanno affrontati.


Aldo Leopold


Comprendere l'urgenza di una ridefinizione del nostro essere come soggetti che partecipano all'avventura della vita sul pianeta senza pretenderne di esserne i dominatori, presuppone una consapevolezza forte e una disponibilità convinta. Leopold si rifiutava di separare l'etica dall'estetica della Natura perché l'esperienza percettiva che impegna attivamente ciò che è materiale e sensibile è anche azione sociale e politica.

Se il progresso, come scrisse, non consiste nel costruire strade in paesaggi già ammirevoli ma nel far fiorire la ricettività delle nostre menti, allora ci appare chiaro perché "una cosa è giusta quando tende a preservare l'integrità, la stabilità e la bellezza della comunità dei viventi, ed è sbagliata quando mostra una tendenza diversa."Nel ciclo totale del divenire, il dualismo con la Natura posto in essere da una cultura del dominio e della distruttività non ha futuro. Solo se le attività umane sapranno integrarsi in un insieme più vasto di relazioni e di universale rispetto verso ciò che è altro, potrà definirsi, singolarmente e collettivamente, una identità nuova, sobria, egualitaria, equilibrata.


Foto naturalistiche di Wild Nahani.